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Ricordi di Naja

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ASTI 2016: 89° ADUNATA NAZIONALE PDF Stampa E-mail
Scritto da Angelo   
Martedì 17 Maggio 2016 14:36

ALCUNE FOTO DELL' ADUNATA LE POTETE VISUALIZZARE CLICCANDO SULLA FOTO QUI SOTTO:

 

GRAZIE alla preziosa collaborazione di Linda Galati, possiamo rivedere parte della nostra Sfilata con la sezione di MILANO, in questo video:

CLICCA PER VEDERE IL VIDEO

 
Notiziario Aprile 2016 PDF Stampa E-mail
Scritto da Angelo   
Venerdì 01 Aprile 2016 00:00

o questo notiziario con un ricordo di un Alpino che ho intravisto in alcune adunate nazionali:

Il 28 marzo 2016 - Cristiano Dal Pozzo, “è andato avanti”… Con i suoi 102 anni di vita ha lasciato a noi tutti una testimonianza unica.

Da Alpino vederlo alle nostre adunate Nazionali con la sua divisa coloniale ha sempre meravigliato tante Penne nere che lo hanno visto come un simbolo autentico, genuino, onesto, un uomo al servizio del suo Paese, con quel senso del dovere e della solidarietà che solo uomini temprati da una vita difficile possono avere. Persona semplice, leale, sincero e genuino. La sua storia parla per lui: soldato in Abissinia, dapprima, poi sul fronte libico quindi prigioniero di guerra nei campi tedeschi e infine di nuovo, tornato in Altipiano, nella sua Rotzo, a combattere contro la povertà come manovale. La sua è stata la lunga storia di un uomo ligio alle Istituzioni, un uomo dal cuore grande.

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60° ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DEL BEATO DON CARLO GNOCCHI PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano G.   
Mercoledì 02 Marzo 2016 00:00

“ < Caro Don Carlo, mio papà e papà di tutti i mutilatini e dei poliomielitici, grazie della tua vita di sacerdote santo, di soldato eroico, di maestro incomparabile. Adesso te ne vai e ci lasci soli. Ma noi non ci vogliamo chiamare orfani, perché tu sarai sempre vivo in mezzo a noi nella tua grande Fondazione > con queste parole uno dei tanti mutilatini di Don Gnocchi rivolgeva al suo padre spirituale l’ultimo saluto.

Sei anni prima al suo paese nella provincia di Bari mentre stava giocando in un prato, insieme con un fratellino, Domenico Antonino aveva trovato in un cespuglio un residuato di guerra che gli scoppiava quasi tra le mani. Il fratellino morì ed egli rimase cieco di un occhio e col viso straziato dalle schegge.

Il saluto del mutilatino è stato l’ultimo commovente episodio della grande

manifestazione di dolore che Milano e l’Italia hanno tributato stamattina alla memoria dell’apostolo dell’infanzia minorata, una manifestazione corale,  piena di commozione, come  forse mai se ne vide un’altra.”

Questo è uno stralcio della cronaca dei giornali di 60 anni fa quando il 28 Febbraio 1956 venne a mancare Don Carlo Gnocchi quello che già allora era considerato un piccolo santo e da li in avanti venne definito da gigante della carità  a imprenditore della misericordia, che proprio nella tragica ritirata di Russia, vissuta da Cappellano Alpino della Tridentina, dove aveva visto morire come mosche i suoi alpini aveva trovato la molla della sua immensa opera quando raccogliendo l’invito di un alpino moribondo nella grande tragedia della ritirata gli diceva: < mio figlio, pensi a mio figlio> e lui si impegnò con quell’alpino morente e da li nacque la sua grande attività di solidarietà a favore dei giovani orfani di guerra e mutilatini che ancora oggi è ben evidente nell’assistenza a favore dei più fragili, dai bambini agli anziani, portata avanti da parte della Fondazione che porta il suo nome e che noi possiamo vedere disseminata in varie parti d’Italia e oggi del mondo e i cui frutti possiamo toccare con mano.

Don Carlo, che è stato  nel dopo guerra anche socio della nostra Sezione di Milano, per noi Alpini  proprio  per questo suo esempio di attenzione verso il dolore innocente che in primis lui ha sondato sulla sua stessa carne rappresenta da sempre un punto di riferimento importante che continueremo a seguire e far conoscere perché è parte integrante della nostra storia , prete che ha voluto seguire i propri giovani studenti milanesi partiti per la guerra per assisterli , sostenerli nelle difficoltà e atrocità della guerra e che si è subito integrato con la pluralità degli Alpini arrivando a descrivere nei propri scritti  questa genia particolare di Italiani con queste parole:  <questa gente solida dell’alpe il sacrificio l’ha nel sangue come un fatto assolutamente normale, come una legge ordinaria di vita. Fin dai primi anni se ne è nutrita”

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